III. «Con la rugiada del tuo Spirito»
L’epiclesi e la gioia · III domenica di Avvento («Gaudete»), 13 dicembre 2026
Letture: Is 61,1-2a.10-11 · Lc 1,46-54 · 1Ts 5,16-24 · Gv 1,6-8.19-28
Ti preghiamo: santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito,
perché diventino per noi il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo nostro Signore.
[…]
Ti preghiamo umilmente: per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo
lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo.
— Messale Romano, Preghiera eucaristica II
Obiettivo. Riconoscere l’opera dello Spirito Santo nell’Eucaristia, che trasforma i doni e raduna la comunità in un solo corpo, e scoprire in essa la sorgente della gioia cristiana.
Ascoltare la Parola
«Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione» (Is 61,1). Il profeta è inviato ai poveri, ai cuori spezzati, ai prigionieri: lo Spirito non è mai dato per chiudersi in sé, ma per una missione. Gesù leggerà questo testo nella sinagoga di Nazaret dichiarandolo compiuto (Lc 4,18-21). La pagina si chiude con un’esplosione di gioia nuziale: «Io gioisco pienamente nel Signore» (Is 61,10). Il salmo responsoriale è il Magnificat: la gioia di Maria, sulla quale lo Spirito è sceso.
Paolo, nella lettera più antica del Nuovo Testamento, consegna ai Tessalonicesi una sequenza di imperativi: «Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie» (1Ts 5,16-18). Il verbo del rendimento di grazie è quello da cui deriva la parola «eucaristia». E subito dopo: «Non spegnete lo Spirito» (5,19). L’augurio finale unisce pace e santificazione – «il Dio della pace vi santifichi interamente» (5,23) – e poggia tutto sulla fedeltà di Dio: «egli farà tutto questo!» (5,24).
Nel vangelo il Battista, interrogato su chi sia, risponde anzitutto dicendo chi non è. Egli è testimone della luce, non la luce. E pronuncia una frase che vale per ogni assemblea eucaristica: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete» (Gv 1,26).
Riconoscere il rito
Nelle preghiere eucaristiche la Chiesa invoca lo Spirito Santo due volte. La prima epiclesi, prima del racconto dell’istituzione, è pronunciata sui doni del pane e del vino, mentre il sacerdote stende le mani su di essi: è il gesto antico dell’invocazione e della consacrazione. La seconda, dopo l’anamnesi, è pronunciata su coloro che si comunicano: lo Spirito che trasforma i doni trasforma anche l’assemblea.
La terza edizione italiana del Messale ha introdotto nella Preghiera eucaristica II l’immagine della «rugiada» dello Spirito. È un’immagine profondamente avventuale. Il canto d’ingresso della IV domenica di Avvento riprende Is 45,8: «Stillate dall’alto, o cieli, la vostra rugiada e dalle nubi scenda a noi il Giusto» (Rorate caeli desuper). Nell’Esodo la rugiada del mattino precede la manna (Es 16,13-14); i Padri hanno letto nel vello di Gedeone, bagnato di rugiada (Gdc 6,36-40), una figura del grembo verginale di Maria. Lo Spirito che scende sui doni è lo stesso che adombrerà la Vergine di Nazaret (Lc 1,35).
La seconda epiclesi rivela il fine ultimo dell’Eucaristia: «lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo». La Preghiera eucaristica III chiede che diventiamo, in Cristo, «un solo corpo e un solo spirito». San Tommaso insegna che la realtà ultima di questo sacramento è l’unità del corpo mistico (Summa Theologiae III, q. 73, a. 3). È esattamente il titolo del nostro anno pastorale: un solo pane, un solo corpo (cf. 1Cor 10,17).
Vivere il mistero
La domenica Gaudete ricorda che la gioia cristiana non è euforia, ma frutto dello Spirito (Gal 5,22). Non dipende dalle circostanze favorevoli: nasce dalla certezza che «in mezzo a noi» sta Colui che viene. Paolo lega gioia, preghiera e rendimento di grazie: la gioia si custodisce celebrando.
Lo Spirito che fa dei molti un solo corpo interpella la vita delle nostre comunità. In una diocesi di settantun parrocchie, molte delle quali piccole e lontane tra loro, l’unità non è un dato organizzativo ma un dono da invocare. Il motto episcopale di Papa Leone XIV, tratto da sant’Agostino – In Illo uno unum, «in Colui che è uno, siamo uno» – esprime bene questa logica: l’unità della Chiesa non si costruisce attorno a noi, ma in Cristo.
Infine, lo Spirito di Is 61 è dato per i poveri. Un’assemblea che invoca lo Spirito sul pane non può ignorare chi il pane non l’ha: la gioia della Gaudete si traduce nella carità.
Dalla Tradizione
«Supplichiamo Dio, amico degli uomini, di inviare lo Spirito Santo sui doni presentati, perché faccia il pane corpo di Cristo e il vino sangue di Cristo. Tutto ciò che lo Spirito Santo tocca, infatti, è santificato e trasformato».
Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogiche 5,7
Per il dialogo
- Sapevamo che nella Messa lo Spirito Santo è invocato due volte? Che cosa cambia nel nostro modo di partecipare?
- Dove, nella nostra comunità, rischiamo di «spegnere lo Spirito»?
- Quali segni concreti di unità tra le parrocchie del nostro vicariato possiamo coltivare?
Un gesto per la settimana
Ogni giorno rivolgere allo Spirito Santo una breve invocazione per la propria comunità. La comunità scelga un gesto di carità condiviso – una raccolta, una visita, un servizio – che renda visibile che lo Spirito è dato «per portare il lieto annuncio ai miseri» (Is 61,1).
Nella celebrazione domenicale
Si scelga la Preghiera eucaristica II o III e si proclamino con particolare chiarezza le due epiclesi, rendendo visibile il gesto dell’imposizione delle mani sui doni. Si valorizzino i segni propri della domenica Gaudete, secondo l’uso, come i paramenti di colore rosaceo.
Preghiera conclusiva
Padre santo, fonte di ogni gioia,
manda su di noi la rugiada del tuo Spirito:
come trasforma il pane e il vino
nel Corpo e nel Sangue del tuo Figlio,
così trasformi noi, che siamo molti,
in un solo corpo.
Non permettere che spegniamo lo Spirito,
ma fa’ che rendiamo grazie in ogni cosa,
per Cristo nostro Signore. Amen.