IV. «Amen»
Il sì di Maria e il sì del comunicante · IV domenica di Avvento, 20 dicembre 2026
Letture: 2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16 · Sal 88 · Rm 16,25-27 · Lc 1,26-38
Il Corpo di Cristo.
℟. Amen.
— Messale Romano, rito della comunione
Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola.
— Lc 1,38
Obiettivo. Comprendere l’«Amen» della comunione come risposta di fede e consegna di sé, alla luce del «sì» di Maria, e prepararsi al Natale come mistero di un Dio che viene ad abitare in noi.
Ascoltare la Parola
Davide, ormai stabilito nel suo palazzo, vuole costruire una casa per l’arca di Dio. La risposta del Signore, per bocca del profeta Natan, rovescia il progetto: non sarà Davide a costruire una casa a Dio, ma Dio a costruire una «casa», cioè una discendenza, a Davide (2Sam 7,11). La grazia precede sempre l’iniziativa dell’uomo.
La lettera ai Romani si chiude con una dossologia sul «mistero avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato» (Rm 16,25-26). E l’ultima parola della lettera, come di molte preghiere liturgiche, è una sola: «Amen» (16,27).
A Nazaret la promessa fatta a Davide trova il suo compimento: al figlio di Maria «il Signore Dio darà il trono di Davide suo padre» (Lc 1,32). Ma la vera casa di Dio sarà il grembo di una donna. «La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (1,35): il verbo evoca la nube che copriva la tenda del convegno quando la gloria del Signore la riempiva (Es 40,35). Maria diventa la nuova dimora. La sua risposta – «avvenga per me secondo la tua parola» – non è rassegnazione, ma adesione libera e desiderante.
Riconoscere il rito
Nel momento della comunione il ministro mostra il pane consacrato e dice: «Il Corpo di Cristo». Il fedele risponde: «Amen» (cf. OGMR 161). È forse la parola più breve e più impegnativa che pronunciamo nella Messa. Già sant’Ambrogio spiegava ai neofiti di Milano: il sacerdote ti dice «Il Corpo di Cristo» e tu rispondi «Amen», cioè: «È vero» (De sacramentis IV,25).
L’«Amen» attraversa tutta la celebrazione. Già verso la metà del II secolo san Giustino testimonia che, al termine della preghiera eucaristica, tutto il popolo acclama «Amen», parola ebraica che significa «così sia» (Prima Apologia 65,3). È il «grande Amen» che conclude la dossologia; nell’«Amen» della comunione esso diventa risposta personale.
San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia, ha colto un’analogia profonda tra il fiat pronunciato da Maria alle parole dell’Angelo e l’Amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore (n. 55). A Maria fu chiesto di credere che il bambino concepito per opera dello Spirito era il Figlio di Dio; a noi è chiesto di credere che lo stesso Gesù è presente nei segni del pane e del vino.
Vivere il mistero
Sant’Agostino spinge questa logica fino in fondo: rispondendo «Amen» al Corpo di Cristo, il fedele non dice soltanto sì alla presenza del Signore nel pane, ma sì al proprio essere membro del suo corpo, cioè della Chiesa. È un «Amen» che sottoscrive una comunione concreta: con i fratelli che ci sono accanto, con i loro limiti, con la comunità reale e non con quella che vorremmo.
L’Avvento si conclude così: non con un nostro progetto per Dio, come quello di Davide, ma con la disponibilità a lasciarci abitare. Il Natale non è anzitutto una festa da organizzare, ma una venuta da accogliere. Ogni comunione eucaristica prolunga la logica dell’Incarnazione.
Nell’anno in cui la Chiesa italiana fa memoria dell’ottavo centenario del transito di san Francesco, è significativo lasciarsi guidare dalla sua contemplazione: il Poverello vedeva nell’Eucaristia la stessa umiltà di Dio che si è manifestata a Betlemme. Il presepe di Greccio fu celebrato con l’Eucaristia sulla mangiatoia.
Dalla Tradizione
«Se dunque voi siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è deposto il vostro mistero: ricevete il vostro mistero. A ciò che siete rispondete: Amen, e rispondendo lo sottoscrivete. […] Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete».
Agostino, Discorso 272
«Ecco, ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote».
Francesco d’Assisi, Ammonizioni I (FF 144)
Per il dialogo
- Che cosa dico, realmente, quando rispondo «Amen» al Corpo di Cristo?
- Il mio «Amen» comprende anche i fratelli della mia comunità, così come sono?
- Come possiamo vivere il Natale come «venuta da accogliere» più che come «festa da organizzare»?
Un gesto per la settimana
Pronunciare l’«Amen» della comunione con consapevolezza, senza fretta. In accordo con i parroci, i ministri straordinari della comunione portino l’Eucaristia agli ammalati e agli anziani nei giorni che precedono il Natale, perché anche loro partecipino al «sì» della comunità.
Nella celebrazione domenicale
Si curi che l’«Amen» della dossologia sia cantato con solennità e si inviti, con una breve monizione, a pronunciare distintamente l’«Amen» della comunione. Durante la processione di comunione si può dare risalto a un canto che richiami il fiat di Maria.
Preghiera conclusiva
Signore Dio, che non hai voluto una casa di pietra
ma hai scelto il grembo della Vergine Maria come tua dimora,
rendici disponibili come lei alla tua parola.
Il nostro «Amen» al Corpo del tuo Figlio
sia un sì pieno alla comunione con te e con i fratelli,
perché, nel Natale ormai vicino,
egli trovi in noi una casa pronta ad accoglierlo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.