DIOCESI DI PITIGLIANO · SOVANA · ORBETELLO Nel cuore della Maremma
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DON MARCELLO SERIO · 15 OTTOBRE 2026

Pitigliano-Sovana-Orbetello non è una periferia da assorbire

Una premessa necessaria

Viviamo in un tempo nel quale sembra quasi proibito pensare con la propria testa e, soprattutto, esporre il proprio pensiero con chiarezza e forza. Ogni parola netta viene subito sospettata; ogni giudizio deciso viene considerato sconveniente; ogni dissenso, anche quando è motivato e rispettoso, rischia di essere trattato come una mancanza di prudenza, se non addirittura come una colpa. È il segno di quella società liquida di cui parlava Zygmunt Bauman: tutto deve restare fluido, adattabile, indefinito; nulla deve avere una forma troppo stabile, una posizione troppo chiara, una voce troppo libera.

Purtroppo questa mentalità è entrata anche nella Chiesa. Un tempo, davanti a operazioni ritenute dannose per il popolo cristiano, non mancavano preti capaci di opporsi con forza. Magari erano ruvidi, magari poco inclini ai compromessi, ma avevano una libertà interiore che oggi sembra molto più rara. Oggi, invece, prevalgono spesso il timore, il calcolo, il silenzio prudente, il desiderio di non esporsi. Forse i tempi sono cambiati; forse si è diventati più prudenti; forse, più semplicemente, si è diffuso un donabbondismo moderno, ben educato e ben vestito, che non nega mai apertamente la verità, ma trova sempre un buon motivo per non dirla.

A questo punto, allora, parlerò io. Lo farò senza giri di parole, senza chiedere permesso al tribunale delle opinioni e senza preoccuparmi troppo di chi gradirà o non gradirà. Per carattere, non ho mai avuto paura di dire ciò che penso. E oggi, ancora meno. Quando la malattia ti mette davanti al limite estremo della vita, molte paure diventano piccole, molti calcoli diventano ridicoli, molte convenienze perdono peso. Non ho carriere da proteggere, non ho avanzamenti da attendere, non ho equilibri da salvare a ogni costo. Ho soltanto la mia coscienza, la mia libertà e il dovere di dire ciò che ritengo vero.

Non sono toscano di nascita, è vero. Ma vivo in questa terra da oltre quarant’anni, e quarant’anni non sono una parentesi. Sono abbastanza per conoscere un territorio, per amarne la storia, per comprenderne le ferite, per intuire quando una scelta rischia di impoverirlo. Per questo mi sento pienamente legittimato a parlare della possibile unificazione della Diocesi di Grosseto con la Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Non lo faccio per campanilismo, non lo faccio per ostilità verso qualcuno, non lo faccio per spirito di contrapposizione. Lo faccio perché ritengo che su questa vicenda sia necessario parlare con chiarezza.

La mia posizione è netta: considero questa operazione sbagliata, pericolosa e pastoralmente miope. Sbagliata, perché una diocesi non è un ufficio da accorpare. Pericolosa, perché rischia di svuotare progressivamente una Chiesa particolare antica e complessa. Miope, perché in nome della semplificazione si può finire per sacrificare una storia, una identità, una memoria ecclesiale e un popolo concreto.

Può piacere o non piacere. La cosa, sinceramente, mi interessa poco. Le opinioni degli altri non mi hanno mai governato e non cominceranno a farlo adesso. Tuttavia, se una riflessione deve essere fatta, allora sia fatta seriamente: non per slogan, non per sospetto, non per risentimento, ma su basi solide, storiche, ecclesiali e pastorali. Ed è da qui che parto.

La possibile unificazione della Diocesi di Grosseto con la Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello non può essere trattata come una semplice operazione amministrativa. Sarebbe un errore grave, e anzitutto un errore ecclesiale, ridurre tutto a una questione di numeri, uffici, bilanci, personale disponibile o razionalizzazione delle strutture. Una diocesi non è una filiale territoriale, non è un distretto da accorpare, non è una casella da spostare sulla carta geografica. Una diocesi è una Chiesa particolare: possiede una memoria, una cattedra, un presbiterio, un popolo, una storia spirituale, un patrimonio liturgico, culturale e pastorale. Toccarla significa toccare la carne viva di una comunità ecclesiale.

La Chiesa stessa non parla della diocesi come di una semplice circoscrizione funzionale. Il Codice di Diritto Canonico afferma che le Chiese particolari, “nelle quali e dalle quali sussiste la sola e unica Chiesa cattolica”, sono anzitutto le diocesi; e definisce la diocesi come la porzione del popolo di Dio affidata alla cura pastorale del Vescovo con la cooperazione del presbiterio, nella quale è presente e operante la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica e apostolica. Non siamo dunque davanti a una struttura secondaria, ma a una realtà teologica e pastorale primaria.

Anche il Concilio Vaticano II parla con chiarezza. Christus Dominus insegna che la diocesi è una porzione del popolo di Dio affidata al Vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, così da costituire una Chiesa particolare nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo. Lumen gentium, inoltre, ricorda che le Chiese particolari sono formate a immagine della Chiesa universale e che è “in esse e a partire da esse” che esiste la Chiesa cattolica una e unica. Questo dato è decisivo: l’identità di una diocesi non è un ornamento del passato, ma un modo concreto con cui la Chiesa vive nel tempo e nello spazio.

Per questo occorre dire con chiarezza che una eventuale fusione o unificazione sostanziale tra Grosseto e Pitigliano-Sovana-Orbetello sarebbe una scelta discutibile, fragile e pastoralmente rischiosa. Non si tratta di alimentare contrapposizioni con Grosseto, né di negare la necessità di collaborazione tra diocesi vicine. La collaborazione può essere utile, in alcuni casi persino necessaria. Ma collaborazione non significa assorbimento. Comunione non significa cancellazione. Sinodalità non significa accompagnare il popolo di Dio verso decisioni già prese altrove. E semplificazione amministrativa non può diventare la parola d’ordine con cui si indebolisce una Chiesa locale.

Oggi le due diocesi sono unite in persona Episcopi. Nel 2021 la Santa Sede nominò mons. Giovanni Roncari, già vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello, anche vescovo di Grosseto, unendo in persona Episcopi le due diocesi. Nel 2024, accettando la rinuncia di mons. Roncari, la Santa Sede ha nominato mons. Bernardino Giordano vescovo delle medesime diocesi, definite “unite nuovamente in persona Episcopi”. Questo significa che, giuridicamente, le diocesi restano distinte, ma sono affidate allo stesso Vescovo.

La stessa Diocesi di Grosseto, spiegando nel 2021 il significato dell’unione in persona Episcopi, precisava che questa formula lascia inalterate le strutture di ciascuna diocesi — seminario, cattedrali, uffici di curia, organismi — con l’eccezione del ministero episcopale, esercitato da un unico Vescovo. Ma nella medesima pagina si aggiungeva anche che le due diocesi erano chiamate a rafforzare percorsi di collaborazione pastorale “in vista di un processo di piena unificazione”. Questo passaggio è importante: mostra che la preoccupazione non nasce da fantasie, sospetti o paure artificiali, ma da un’indicazione pubblicata in sede diocesana.

È proprio qui che bisogna vigilare. Se l’unione in persona Episcopi resta una forma di governo personale, rispettosa della distinzione delle due Chiese particolari, il problema può essere affrontato con equilibrio. Ma se essa diventa l’anticamera di una fusione definitiva, o se produce nei fatti una progressiva centralizzazione a vantaggio di una diocesi e a svantaggio dell’altra, allora il problema diventa serio. Non basta che una diocesi continui a essere nominata nei documenti. Bisogna che continui a vivere realmente: con i propri organismi, i propri luoghi, la propria progettazione pastorale, la propria memoria, la propria voce.

La Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello non è una realtà accessoria. Ha una fisionomia storica e pastorale propria, che non può essere sciolta dentro una struttura più grande senza impoverire il tessuto ecclesiale del territorio. Sovana richiama origini antiche e una memoria cristiana profonda; Pitigliano custodisce una sede episcopale dalla forte identità; Orbetello, con la sua concattedrale e con il territorio costiero e lagunare, rappresenta una componente decisiva della configurazione attuale della diocesi. La storia ufficiale diocesana ricorda, tra l’altro, che Orbetello fu ceduta nel 1230 all’abbazia delle Tre Fontane di Roma e che fu riacquisita dalla diocesi soltanto il 25 marzo 1981, quando la diocesi assunse il nome di Sovana-Pitigliano-Orbetello.

Questo dato va compreso bene. Il 1981 non fu un episodio secondario, ma un passaggio di rafforzamento della Chiesa locale. Con il ritorno di Orbetello, la diocesi non venne ridotta: venne ampliata, consolidata, ricomposta in una forma più aderente alla sua realtà territoriale e pastorale. Il 30 settembre 1986 essa assunse poi l’attuale denominazione di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Dunque la storia recente non racconta una diocesi destinata naturalmente a scomparire, ma una Chiesa particolare più volte provata, riorganizzata, difesa e infine confermata nella propria identità.

Non si dica, inoltre, che la preoccupazione attuale nasca dal nulla. La storia conosce già precedenti molto significativi. Dal 1924 al 1932 la diocesi di Sovana-Pitigliano fu unita in persona Episcopi alla diocesi di Grosseto. La pagina storica ufficiale della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello ricorda che quella unione suscitò la “forte contrarietà del clero e del popolo”, nonostante le assicurazioni di autonomia del vescovo Gustavo Matteoni. Non è un dettaglio d’archivio. È un precedente ecclesiale che merita rispetto. Già allora il clero e il popolo percepirono che l’autonomia promessa sulla carta poteva non bastare a garantire una vera prossimità pastorale.

E non fu l’unico momento critico. Dal 1964 al 1975 la diocesi rimase vacante e, secondo la stessa ricostruzione storica diocesana, rischiò nuovamente di essere unita alle diocesi vicine; in quel periodo fu amministrata dapprima dal vescovo di Montepulciano e poi dal vescovo di Grosseto. La cronotassi diocesana precisa i nomi degli amministratori: Luigi Boccadoro, vescovo di Montefiascone, con l’ausiliare Renato Spallanzani residente in diocesi, e poi Primo Gasbarri, vescovo di Grosseto, con l’ausiliare Adelmo Tacconi residente nella diocesi.

Il passaggio del 1970 è particolarmente significativo. La pagina della Diocesi di Grosseto ricorda che mons. Primo Gasbarri fu nominato amministratore apostolico della diocesi di Sovana-Pitigliano e che, contestualmente, mons. Adelmo Tacconi fu nominato vescovo ausiliare e vicario generale per Sovana-Pitigliano. La stessa pagina menziona anche il cosiddetto tratto toscano dell’abbazia delle Tre Fontane, con parrocchie come Orbetello, Orbetello Scalo, Porto Santo Stefano, Giglio Porto, Giglio Castello, Albinia, San Donato, Polverosa e Torba-Giardino. Anche questo non fu una fusione canonica definitiva, ma fu certamente un assetto di governo che avvicinava fortemente la diocesi alla sfera grossetana. Chi oggi solleva il problema, dunque, non agita uno spettro inesistente: legge una storia concreta.

Questi precedenti mostrano che l’autonomia della Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello è stata più volte messa alla prova. E ogni volta la questione ha toccato non solo gli equilibri di curia, ma la sensibilità profonda del clero e del popolo. La storia, in questo caso, non è una curiosità erudita: è un criterio di prudenza. Ignorarla significherebbe ripetere errori già sperimentati.

Il punto centrale è pastorale. Un territorio come quello di Pitigliano-Sovana-Orbetello non ha bisogno di diventare più periferico. Ha bisogno, al contrario, di essere maggiormente ascoltato, visitato, custodito e valorizzato. La costa, la laguna, le isole, i paesi dell’interno, le comunità collinari, i centri più piccoli e le zone più distanti chiedono una Chiesa vicina, non una Chiesa più lontana. La pastorale non si governa solo con organigrammi più snelli. Si governa con presenza, conoscenza dei luoghi, continuità delle relazioni, memoria condivisa.

Chi vive nelle periferie ecclesiali conosce bene il rischio: prima si parla di collaborazione, poi alcuni uffici vengono accorpati; poi alcune decisioni vengono prese altrove; poi alcuni luoghi diventano simbolici ma non più realmente centrali; infine il popolo si abitua a sentirsi amministrato da lontano. Quando questo accade, la diocesi magari resta nei documenti, ma si indebolisce nella coscienza viva dei fedeli. E una Chiesa particolare senza coscienza di sé diventa fragile, passiva, disaffezionata.

Non basta dire che tutto sarà garantito. Anche nel 1924, secondo la memoria diocesana, vi furono assicurazioni di autonomia, eppure la contrarietà del clero e del popolo fu forte. Questo precedente deve insegnare qualcosa. Le garanzie non possono essere vaghe, verbali, provvisorie o affidate alla buona volontà del momento. Devono essere chiare, verificabili, istituzionali. Devono riguardare la curia, gli archivi, gli organismi di partecipazione, il presbiterio, le sedi, la programmazione pastorale, la presenza stabile del Vescovo e l’effettiva valorizzazione delle comunità locali.

Naturalmente nessuno può negare le difficoltà reali. Il clero diminuisce, le strutture pesano, alcune competenze possono essere condivise, alcune collaborazioni possono rendere più efficace il servizio pastorale. Ma una cosa è condividere strumenti; altra cosa è cancellare soggetti ecclesiali. Una cosa è collaborare tra diocesi sorelle; altra cosa è trasformare una diocesi in appendice di un’altra. Una cosa è riformare con prudenza; altra cosa è procedere verso una fusione percepita come inevitabile, mentre il popolo di Dio viene informato solo a cose fatte.

La Chiesa non è un’azienda. L’efficienza amministrativa non è, da sola, un criterio evangelico sufficiente. Ciò che è più comodo sulla carta può essere più povero nella vita reale. Una diocesi più grande non è necessariamente una diocesi più viva. Una struttura più centralizzata non garantisce automaticamente una pastorale più efficace. Anzi, spesso la centralizzazione produce distanza, e la distanza produce disaffezione.

Per questo la difesa della Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello non deve essere liquidata come nostalgia o campanilismo. È una difesa ecclesiale. Chi chiede che questa diocesi non venga assorbita non difende un privilegio locale, ma un principio: la Chiesa particolare non è un peso da alleggerire, bensì un luogo concreto in cui la fede prende corpo. La tradizione non è un ingombro. È una responsabilità. La memoria non è una decorazione. È una radice. E senza radici non si evangelizza meglio: si diventa semplicemente più poveri.

È necessario allora porre alcune domande pubbliche, pacate ma nette. L’unione in persona Episcopi è pensata come assetto stabile rispettoso delle due diocesi o come passaggio verso la piena unificazione? Quali garanzie concrete vengono date alla Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello? Quale ruolo avranno i suoi organismi propri? Come saranno tutelati gli archivi, il patrimonio, le tradizioni, le sedi, la concattedrale, le comunità dell’entroterra, della costa e delle isole? In che modo il clero e il popolo saranno ascoltati prima di eventuali decisioni ulteriori?

Sono domande legittime. Anzi, sono domande doverose. Il Codice ricorda che spetta unicamente alla suprema autorità erigere Chiese particolari, le quali, una volta legittimamente erette, godono per il diritto stesso di personalità giuridica. Proprio perché la decisione ultima compete alla suprema autorità ecclesiale, è ancora più importante che il discernimento sia reale, che l’ascolto non sia formale e che le comunità coinvolte non vengano considerate semplici destinatarie passive di una riorganizzazione già decisa.

Una protesta seria non deve essere scomposta. Non deve insultare, non deve personalizzare, non deve trasformarsi in opposizione sterile. Ma deve essere ferma. È possibile rispettare il Vescovo e chiedere chiarezza. È possibile amare la comunione ecclesiale e rifiutare l’assorbimento. È possibile riconoscere le difficoltà del presente e tuttavia respingere soluzioni che impoveriscono la storia e l’identità di una Chiesa locale.

Perciò il punto va detto senza ambiguità: sì alla collaborazione tra Grosseto e Pitigliano-Sovana-Orbetello; sì alla condivisione di alcuni servizi, quando sia davvero utile; sì a un cammino pastorale comune, quando rispetti la dignità di entrambe le Chiese. Ma no a una fusione mascherata. No a una centralizzazione progressiva. No a una unificazione sostanziale che lasci in piedi i nomi e svuoti le realtà. No a una logica nella quale la diocesi più piccola viene progressivamente assorbita da quella più grande.

Pitigliano-Sovana-Orbetello non è una nota a margine della geografia ecclesiastica toscana. Non è una sopravvivenza sentimentale. Non è una periferia da amministrare da lontano. È una Chiesa particolare con una storia antica, una configurazione territoriale complessa e una responsabilità pastorale propria. La sua identità non va indebolita, ma confermata. Non va diluita, ma custodita. Non va sacrificata alla semplificazione, ma servita con intelligenza e amore ecclesiale.

Una Chiesa particolare non si cancella per semplificare una mappa. Si accompagna, si rinnova, si sostiene. E proprio perché la Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello ha già attraversato momenti difficili, tentativi di unione, lunghe sedi vacanti, amministrazioni provvisorie e successive riorganizzazioni, oggi essa merita non di essere assorbita, ma di essere finalmente riconosciuta nella sua dignità propria. La storia lo insegna, la prudenza lo domanda, il bene pastorale del popolo cristiano lo esige.

Fonti:

https://www.vatican.va/archive/cod-iuris-canonici/ita/documents/cic_libroII_368-374_it.html "Libro II; Sez. II; titolo I; cap. I: Le Chiese particolari (Can. 368-374), Codice di Diritto Canonico"

https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651028_christus-dominus_it.html "Christus dominus"

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2021/06/19/0395/00865.html " Rinunce e nomine"

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/12/19/1021/02055.html " Rinunce e nomine"

https://www.diocesidigrosseto.it/blog/cosa-significa-che-due-diocesi-sono-unite-nella-persona-del-vescovo/ "Cosa significa che due Diocesi sono unite nella persona del Vescovo? - Diocesi di Grosseto"

https://www.diocesipitigliano.it/diocesi/cenni-storici/ "Storia e territorio - Diocesi di Pitigliano Sovana Orbetello"

https://www.diocesipitigliano.it/vescovo/cronotassi-dei-vescovi/ "Cronotassi dei Vescovi - Diocesi di Pitigliano Sovana Orbetello"