PUBBLICATA IL 1 FEBBRAIO 2026
IV domenica del tempo ordinario
“Beati i poveri in spirito.” Qui non si celebra la miseria, né si romanticizza la fatica. Si indica una libertà: povero in spirito è chi non si appoggia su sé stesso come se fosse autosufficiente, chi non fa della sicurezza materiale o del prestigio la propria roccia. È la scelta più realista che esista: tutto passa, Dio resta. E quando uno si abitua a vivere con le mani aperte, invece che a pugno chiuso, scopre che la pace entra dove l’orgoglio non fa muro.
“Beati quelli che sono nel pianto… beati i miti…” Il mondo ci educa a reagire subito, a farla pagare, a “non darla vinta”. Il Vangelo è più esigente e più serio: non dice “subisci”, ma “non lasciare che il male ti governi”. La mitezza non è debolezza: è forza trattenuta, disciplina del cuore, capacità di non trasformare ogni ferita in una vendetta. Chi è mite non è uno che non sente; è uno che decide di non distruggere. E questa è una vittoria grande, quotidiana, domestica: nelle parole dette in casa, nelle discussioni sul lavoro, nei giudizi che ci affiorano in parrocchia o tra amici.
“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia… beati i misericordiosi… beati i puri di cuore… beati gli operatori di pace…” Qui la fede smette di essere teoria e diventa stile. La giustizia non è lo sfogo della rabbia: è dare a Dio e al prossimo ciò che è dovuto, con rettitudine. La misericordia non è lassismo: è guardare l’altro con lo sguardo con cui vorrei essere guardato io quando sbaglio. La purezza di cuore non è moralismo: è intenzione pulita, trasparenza, verità; è smettere di vivere di doppiezze e di calcoli. La pace non è quieto vivere: è costruzione, spesso faticosa, di riconciliazione; è scegliere di fare il primo passo, quando l’orgoglio vorrebbe tenerci fermi.
Infine, Vangelo secondo Matteo non nasconde l’ultima conseguenza: “Beati i perseguitati… beati voi quando vi insulteranno…” Non c’è da cercare lo scontro, ma nemmeno da sorprendersi se la fedeltà costa. Quando un cristiano prende sul serio le Beatitudini, inevitabilmente disturba: perché non si lascia comprare, perché non si allinea alle mode, perché non vive di rancore, perché preferisce la verità alla convenienza. E allora il Signore oggi ci chiede una cosa semplice e concreta: decidere a chi vogliamo piacere davvero.
Portiamoci a casa un impegno pratico, uno solo, ma serio: scegliere una Beatitudine da “mettere in atto” questa settimana. Se scelgo la povertà di spirito, taglio un attaccamento e ringrazio di più. Se scelgo la mitezza, custodisco la lingua e chiedo scusa per primo. Se scelgo la misericordia, perdono un torto piccolo ma reale. Se scelgo la pace, faccio quel messaggio o quella visita che rimando da mesi. Le Beatitudini non sono un poster: sono una via. E la via del Signore, quando la si percorre davvero, non illude: salva.