Omelia per la XII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Fratelli e sorelle,
la Parola di questa domenica non parla di una paura astratta, ma di quella che ci stringe la gola quando ci sentiamo soli, esposti, traditi proprio da chi dovrebbe starci accanto. È la paura più insidiosa: non quella del nemico dichiarato, ma quella che nasce dentro le mura di casa, tra coloro di cui ci fidavamo.
Geremia la conosce fino in fondo. Il grido che riporta – «Terrore all’intorno!» – non è una sua invenzione: è la parola stessa che Dio gli aveva fatto pronunciare contro Pascur, il sacerdote che lo aveva fatto percuotere e mettere in ceppi. Ora i suoi avversari gliela rovesciano addosso come uno scherno. Il profeta porta nella propria carne la parola che annuncia: la sofferenza non è un incidente lungo la strada della missione, è il luogo stesso in cui la profezia diventa vera. Eppure, proprio lì, in mezzo allo scherno, Geremia confessa: «Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso».
Questa è la fede vera: non la promessa che ci saranno risparmiate le prove, ma la certezza che Dio non si ritrae da chi gli appartiene.
Nel Vangelo Gesù ripete tre volte «non temete», e non lo dice a discepoli al riparo, ma mentre li manda allo sbaraglio. E non è una semplice insistenza: ogni volta tocca una paura diversa. La prima riguarda ciò che è nascosto – «nulla è coperto che non sarà svelato»: non temete, perché la verità del Vangelo non resterà sepolta. La seconda riguarda chi può colpire il corpo ma non l’anima: temete piuttosto Colui che ha potere sull’una e sull’altro. La terza è la più tenera: «voi valete più di molti passeri».
Qui Gesù non ci toglie la paura: ci insegna a metterla in ordine. C’è un solo timore che rende liberi, ed è il timore di Dio – non il terrore dello schiavo che teme il castigo, ma il timore casto del figlio che teme soltanto di ferire chi ama. È quello che i Padri chiamavano il timore che permane in eterno, perché è già amore. E l’amore, ci ricorda Giovanni, scaccia il timore. Chi teme Dio in questo modo non ha più nulla da temere dagli uomini: ha già consegnato a Lui ciò che gli uomini potrebbero strappargli.
E allora l’immagine dei passeri non è una consolazione sentimentale. «Se Dio si cura di due passeri venduti per un soldo – ragiona Gesù – quanto più si curerà di voi». È lo stesso argomento che Paolo ci offre nella seconda lettura: se attraverso un solo uomo il peccato ha fatto regnare la morte, «molto più» la grazia di Cristo sovrabbonda. Quanto più nel Vangelo, molto più in Paolo: è la logica di Dio, che non pareggia mai il conto del male, ma lo travolge con una misura più grande. Il male è reale, la morte è reale, il peccato ferisce davvero la storia; ma non ha l’ultima parola, perché la grazia non è proporzionata alla colpa: la supera.
C’è poi una parola che la prima comunità cristiana ha custodito come un tesoro: «Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio». Riconoscere, confessare: è il verbo dei martiri e dei confessori, dire Cristo a voce alta quando costa e non solo quando conviene. Non è ridurre la fede a una faccenda privata e innocua, ma neppure trasformarla in bandiera per lo scontro. È la fedeltà semplice e ferma di chi non rinnega nelle piccole scelte di ogni giorno Colui che dovrà confessare nell’ora decisiva.
Il Signore oggi non ci chiede gesti eroici, ma una libertà del cuore: libero dal bisogno di piacere a tutti, libero dalla schiavitù del giudizio altrui, libero dalla tentazione di nascondere la fede per quieto vivere, libero perché radicato in Dio.
Fratelli e sorelle, portiamo a Cristo le nostre paure – quelle che diciamo e quelle che teniamo nascoste – non per fingere che svaniscano, ma perché siano custodite da mani più sicure delle nostre. Le mani del Padre possono permettere la prova, ma non lasciano mai cadere ciò che tengono.
Per questo il Signore ci ripete: «Non abbiate paura». Non perché il mondo sia diventato facile, ma perché il Padre è fedele. Non perché ci saranno risparmiate le prove, ma perché in Cristo la grazia ha già vinto, sovrabbondando là dove il peccato sembrava regnare.
Amen.
