Veglia Pasquale

Carissimi,

la Pasqua non è soltanto il ricordo di un evento; è il passaggio reale da un ordine antico a una creazione nuova. Per questo la Chiesa, in questa notte santissima, non si limita a commemorare: veglia, ascolta, benedice l’acqua, rinnova il Battesimo, celebra l’Eucaristia. Tutto dice che il cristianesimo non nasce da un’idea, ma da un fatto: il Crocifisso è risorto.

San Matteo ci conduce al sepolcro con un linguaggio solenne: la terra trema, la pietra è ribaltata, l’angelo parla, le donne corrono. È come se tutta la creazione fosse costretta a riconoscere che qualcosa di assolutamente decisivo è avvenuto. La risurrezione di Cristo non è un episodio interno alla sua vicenda personale; è il giudizio di Dio sul mondo, sul peccato, sulla morte. Il Padre, risuscitando il Figlio, ha dichiarato una volta per sempre che la morte non è il destino definitivo dell’uomo.

Ma la liturgia di questa notte va ancora oltre. San Paolo non dice soltanto che Cristo è risorto; dice che noi, per il Battesimo, siamo stati sepolti con lui, per camminare in una vita nuova. Ecco il punto. La Pasqua non chiede soltanto di essere creduta; chiede di essere vissuta. Non basta ammirare il sepolcro vuoto: bisogna uscire dai nostri sepolcri interiori, dalle abitudini del peccato, dalle mezze conversioni, dalle tiepidezze che rendono mediocre la vita cristiana.

C’è poi un dettaglio bellissimo del Vangelo: le donne si allontanano dal sepolcro con timore e gioia grande. È questa la vera condizione pasquale. Timore, perché Dio ha operato davvero e l’uomo non può trattare i misteri santi con superficialità. Gioia, perché il Risorto non umilia l’uomo, ma lo rialza; non chiude, ma apre; non toglie, ma compie.

Stanotte, allora, la Chiesa ci chiede una cosa semplice e severa: non cercare più tra i morti Colui che vive, e non vivere più da morti mentre Cristo è vivo. Il Signore è risorto; dunque anche il cristiano deve risorgere: nel pensiero, nella volontà, nei costumi, nella speranza.

 

Questa è la notte in cui tutto ricomincia davvero. Non perché il mondo sia diventato improvvisamente facile, ma perché Cristo ha vinto ciò che nessun uomo poteva vincere. E chi appartiene a lui non è più schiavo del passato: è uomo nuovo, chiamato alla vita nuova.